Battito: Padre

 


 

Poema in terzine incatenate di endecasillabi.

"BATTITO, Padre", è la prima parte di un'opera più grande formata da tre cantiche La parte prima è formata da 33 canti, 6619 versi, durante i quali si compie il cammino del poeta, il quale, anch'esso, come accadde al Poeta che lo accompagnerà per tutto il cammino, in un momento della sua vita si è smarrito. Fonte principale alla quale l'opera fa riferimento, volutamente e chiaramente, è la Divina Commedia di Dante Alighieri, nella quale il Poeta, Dante appunto, affronta il cammino che spetta all'anima dopo la morte, a seconda della vita che quest'ultima ha vissuto sulla terra. L'attenzione, in quest'opera, cade proprio sul come vivere la vita in modo "propedeutico" alla vita dell'anima; il viaggio si sposta su di un cammino terreno e su come, all'interno di esso, si possa trovare la verità della vita, riconoscerla, e compierla.

Tutto ritorna dunque a ciò che è l'uomo, a cosa in esso è presente e cosa esso possa divenire in vita, una vita che vive su piani diversi: corporeo, emotivo e mentale, Nella prima cantica il poeta entrerà nella sua coscienza, nel suo cuore, luogo dove si compie il cammino, e proprio là, con l'aiuto del lume della ragione, riuscirà a ritrovare sé stesso, perso tra i suoi peccati, le sue paure e le sue tristezze, le quali mostrerà apertamente al lettore, a conferma del fatto che oltre le apparenze, a tutti è donata una uguale natura, la quale può portare allo smarrimento: passaggio obbligatorio per trovare la verità. Se vogliamo, possiamo dire che il poeta farà un vero e proprio percorso psicologico su di sé per comprendere chi è e dove si è perso, qual è il suo posto nel creato che lo circonda e qual è il suo destino ultimo in quanto vita viva. Da qui il primo concetto fondamentale dell'opera: Padre. Il poeta, come un bambino smarrito che ha perso suo padre, la sua natura prima, il suo punto di riferimento, prenderà contatto con quella verità da cui proviene e comprenderà chi è quella vita che lo anima e lo ha reso tale.

Non a caso è scelto il cuore, e non a caso vi sono canti che superano altri in lunghezza, in quanto il battito del cuore può accelerare o diminuire quando si ha paura o si è calmi, oppure a parità di battiti può aumentare la sua pressione sanguigna se è in preda all'emozione, la quale può essere positiva e negativa. Si noti che nell'opera, il canto XXI e il canto XXIII sono i più lunghi; nel primo parla di Amore, nel secondo scopre qual è quel momento nel quale ha smarrito il suo cuore: punto centrale del continuum dell'opera nell'insieme delle sue parti. Si noti inoltre che il canto XXV è il più corto del poema (125 versi), proprio perché in esso si fa riferimento alla superbia riguardo alla volontà dei poeti di fare rime eterne e di anelare alla corona di alloro, la quale è "disegnata" in metrica, come vedrà il lettore con i suoi occhi, mediante una figura metrica che riprende tutti versi, dall'endecasillabo alla singola sillaba e viceversa, nominata e precedentemente utilizzata negli altri canti. Sono diverse le creazioni volute all'interno dei canti, per questo lo scrittore ha voluto accompagnarli con una prima interpretazione in modo tale da spiegarne i significati e i diversi perché.

Si vede inoltre una crescita nell'esecuzione poetica nell'avanzare dei canti, a conferma del fatto che il cammino che sta facendo sta portando i suoi frutti. Utile alla comprensione del percorso che ha portato lo scrittore a dedicarsi alla poesia, nella quale trova il suo destino, è l'opera pubblicata precedentemente "AMOR PRIMO", nella quale, il poeta, proprio iniziando ad assecondare la vita che lo circonda inizia a scrivere versi, i quali lo condurranno a...

 

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NEL SEGNO DEL TAU

EDOARDO FRANCESCO TAURINO

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