Nella cripta del duomo di Lecce, discendendo al di sotto della terra, nel cuore della terra, proprio laddove veramente il Figlio dell’Uomo, Nostro Signore Gesù Cristo, Dio, è disceso per tre giorni e per tre notti, vi sono alcuni resti di uomini, donne, anziani e bambini, passati prima di noi su questo cammino. La cripta è aperta e visibile a tutti. Sono proprio dinanzi ad un teschio, con speranza e con Fede, quando la voce di Alessandro, giovane ricercatore laureato in Fisica, di passaggio nella terra di Lecce, mi domanda se so a chi appartengano. “Non lo so…”, rispondo sinceramente.
All’ingresso non ho pagato il biglietto in quanto sono della provincia di Lecce. Tutti coloro che invece provengono da fuori devono pagare il biglietto per poter accedere. Eppure, per molte cose, per molti dettagli, fra me e loro, fra tutti coloro che sono del posto e quelli che non lo sono, non vi è differenza alcuna ed anzi, dovremmo pagare anche più degli altri per lo spreco a cui diamo vita nella gratuità che ci è concessa. “Anche se siamo di qui non conosciamo queste cose”, gli dico. Facciamo conoscenza. Gli domando di dov’è, mi dice che vive in una zona accanto al Lago di Iseo. Mi fa vedere alcune foto del panorama che si apre dinanzi alla finestra della sua stanza: mozzafiato veramente. Sorrido ripensando alle montagne di cui ho letto, sognato e sentito parlare.
Per un attimo mi sento a disagio. Nel silenzio della Cripta parliamo di Montagne, paesaggi, tipicità locali, abitudini et similia. Quanta vita dinanzi a questo teschio. Proprio poco prima che arrivasse Alessandro mi trovai a riflettere ciò guardandolo.
Ritorna al mio cuore San Francesco D’Assisi, ritornano al mio cuore le immagini in cui viene raffigurato con un teschio in mano. Ritornano al mio cuore alcune parole: “Memento mori”. Ricordati che devi morire! Ma ecco, io intravedo Luce in tutto ciò. San Francesco D’Assisi facendoci dono dell’Amore di Dio, Cristo Nostro Signore Gesù, canta nel suo Cantico delle Creature, proprio poco prima che la sua vita terrena lo dischiuda a quella celeste:
“Laudato si', mi' Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare”
Mi ritrovo dinanzi ai dipinti di San Francesco D’Assisi con il teschio in mano. Uno in particolare attira la mia attenzione, quello di El Greco, uno tra i miei pittori preferiti dei quali mi innamorai in un mio viaggio a Firenze. Eccolo, anzi, eccoli, San Francesco e Frate Leone, colui che era con lui sul Monte della Verna e nel cammino della sua vita:
Perché mi dona questo senso di pace tale teschio e la nostra voce gioiosa in tutto quel silenzio?
È Poesia questa? Certo che è Poesia, una poesia nata dal reale e che per ciò può chiamarsi tale.
Ecco, questa lastra di vetro ci tiene ad un passo dalla verità del cammino umano, allo stesso modo di come è per ogni nostro respiro, ogni nostro battito, ogni nostro passo e battito di ciglia.
Ecco, guardando in faccia tale verità, la quale si ddona dalle più piccole alle più grandi cose, ci ritroviamo dinanzi allo specchio dell’eternità comprendendo che il poco serve il tutto, che il tempo che finisce serve quello che non finisce: l’Eterno.
Ritornano alla mia anima ed al mio cuore le parole di Santa Chiara D’Assisi nella sua lettera a Sant’Agnese di Praga, Sant’Agnese che, per chi volesse vederla, è presenta nella Chiesa Parrocchia di Gesù Buon Consiglio in via Rubichi insieme a Santa Cecilia a far da abbraccio ad un quadro della Venerazione dell'Icona della Vergine con bambino:
“Colloca i tuoi occhi davanti allo specchio dell’eternità, colloca la tua anima dinanzi allo splendore della Gloria, colloca il tuo cuore in Colui che è figura della Divina sostanza…”.
Di chi sono questi resti? Dei nostri padri, dei nostri fratelli e delle nostre sorelle in Cristo Nostro Signore Gesù, Dio. Ma quanto conosciamo i passi che hanno condotto al nostro presente? I passi che hanno scolpito la terra che calpestiamo veramente con i nostri piedi nel nostro vivere? E se non conosciamo quello che ci è vicino come potremmo conoscere ciò che essendo il nostro presente giunge da lontano? Così tanto che la lontananza ha ampliato il suo vero valore?
Dio Padre, come ci dice, rivela e insegna Nostro Signore Gesù Cristo, è Dio dei nostri padri.
Questa la parola che Dio stesso dice a Mosè e che Gesù richiamerà, userà, per ricordare che Dio è Dio dei vivi, e non dei morti: “Io Sono il Dio di tuo Padre, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe”.
Saliamo e ci lasciamo la cripta alle spalle. Ci ritroviamo a parlare nella parte superiore del Duomo. Gli domando a quale altitudine sia mai arrivato su una montagna. “3000-3600 metri... I miei genitori sono arrivati a quota 4200 metri sul Monte Rosa”. Meraviglioso, così tanto meraviglioso. Parliamo delle nostre lauree, del nostro percorso di studi che ha formato la nostra mente, il quale non riguarda quello universitario ma quello delle scuole superiori. Laureato in Fisica, rimandato in matematica e fisica alle scuole superiori, mi dice, ed aggiunge: “Tutto è possibile”. Ritornano al mio cuore le parole dell’Arcangelo Santissimo Gabriele a Maria: “Nulla è impossibile a Dio!”. E ancora, le parole riferite a Sara e ad Abramo, riguardo alla promessa grande quanto le stelle del firmamento: “C'è forse qualche cosa d'impossibile per il Signore?”.
Calpestiamo i passi della generazione grande quanto le stelle del firmamento promessa da Dio, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, questo il suo Nome per sempre, a Sara ed Abramo.
“Io Sono Colui che Sono”, dice Dio a Mosè manifestando sé stesso. Oggi la scienza ce lo dice: “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Ecco, vi è la Vita prima e dopo, dietro la nostra vita da Lei donata, ad ogni nostro passo, ad ogni nostro battito, ad ogni nostro respiro.
Noi tutti siamo in cammino, da lei mossi e messi in moto. La scienza ci ha detto anche questo, millenni dopo la venuta di Cristo Nostro Signore Gesù, Dio, che ancora oggi ci concede di mettere le nostre mani nella sua carne, noi increduli, nel primo principio della dinamica, o dell’inerzia. La nostra quiete mortale, di assenza, è stata squarciata dalla Luce della Vita che a noi si è donata e che ci ha condotto alla luce per la nostra anima. Perciò la vita, il Creato ed il cammino sono.
Per questo il Signore Nostro Gesù Cristo, Dio, è venuto anch’esso nel mondo ed ha camminato nel mondo, indicandoci ed aprendoci la Via, la Verità e la Vita. Essa ha posato i suoi passi in Lecce, nel Salento, in tutta la Puglia, come ci donano testimonianza le vite dei grandi Santi da Lui donati a noi. Come San Bernardino Realino, presente sempre nella Chiesa Parrocchia di Gesù Buon Consiglio.
Oh, ritornano al mio cuore le parole di Van Gogh, disceso nel cuore della terra per portare il Vangelo ai minatori, nella lettera al fratello Theo quando gli cita il dialogo tra due pellegrini incontratisi lungo il cammino:
-“La strada sale sempre?”.
-“Si, fino alla fine”.
-“Il viaggio dura l’intera giornata?”.
-“Dal mattino alla sera, amico mio”.
Siamo in cammino in questa ascesa donataci verso il Paradiso. Per tale salita ci ha fatto dono di sua Madre, e per la sua grandezza io posso permettermi pochissimi giri di parole al riguardo.
Scrive Dante Alighieri nel XXIII Canto del Paradiso, la cui effigie è posta sul prospetto del comune di Lecce in Via Rubichi, accanto al messaggio di Papa Pio XII alla città di Lecce, e di cui molti Leccesi sanno poco e niente, posta per il sesto centenario della morte:
“Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.
Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre
sua disianza vuol volar sanz’ali”
Con il suo Amore, con il loro Amore, questo cammino della Vita a noi donato diviene un volo. Un volo in cui a certe altezze ogni cuore incontrato è veramente fratello e sorella.
Poco prima di incontrare Alessandro feci tappa nella Chiesa di Santa Teresa D’Avila facente parte del complesso dei Carmelitani scalzi, a pochi passi dal Duomo. Vi era una guida turistica e una ventina di turisti seduti alle panche ad ascoltarla. Fui toccato da un momento in particolare. Camminando tra una cappella e l’altra nella zona laterale alla navata, passando sotto i cornicioni che scandiscono gli spazi delle diverse cappelle, passando dietro la colonna passò da una cappella all’altra esclamando: “To surprise!”. Tutti fecero un sorriso udibile.
Dinanzi a tutto ciò ritornano al mio cuore e all’anima mia le parole di Nostro Signore Gesù Cristo, Dio:
“Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati”.
Ecco il dono della Vita, il dono di Dio. Su questo Monte che ci è donato salire, in questo volo donato dalla sua forza che ci sospinge, è chiaro per noi che nessuna Luce si spegne senza la Volontà del Signore Nostro Gesù Cristo, Dio, e così si accende ancor prima, e si riaccende dopo, sempre e solo dalla sua volontà.
Questo teschio richiama la nostra vita presente, ma la Vita di Cristo Nostro Signore Gesù, Dio, ed il nostro sorriso nato dalla Vita da Lui donata e vivificata richiama la Verità Celeste: la Resurrezione e la Vita.

















